13.03.2018 11:08

TEATRO FILODRAMMATICI/VINCERE NELLA VITA

Egotismo in giostra al Filodrammatici.

 

Una metropoli che non vedi, ma sai che c’è, una metropoli ininterrottamente piovosa, una metropoli che di per certo dai per scontato che sia grigia, e grigia è: è questo il contenitore in cui il giovanissimo Michele Mariniello, autore e regista, inserisce con disincanto quadri di vite tutte all’insegna, quale di più, quale di meno, dell’egotismo, che consiste nel culto di sé e nel compiacimento narcisistico e raffinato della propria persona e delle proprie qualità. Così è che in “Vincere nella vita”, andato in scena giovedì scorso al Filodrammatici, quattro giovanissimi attori, Cecilia Campani, Marco Rizzo, Beppe Salmetti e Carla Stara (diplomati, assieme all’autore e regista, nel 2011 all’Accademia dello stesso teatro), danno vita a una giostra di personaggi frustrati e frustranti.

Tutto gira attorno al personaggio di Alex Marchese (Beppe Salmetti), life coach, l’allenatore dell’anima, il motivatore ineguagliabile dalla repentina carriera, fenomeno mediatico della metropoli, grazie alla conduzione del suo programma televisivo, intitolato appunto “Vincere nella Vita”. Un personaggio tronfio che esalta il proprio io snocciolando incitazioni motivazionali trite e ritrite tipo “le cento frasi motivazionali più efficaci da stamparsi in testa” che chiunque può facilmente trovare in Internet. Alex Marchese, immagine mediatica dell’uomo di successo, dovrà, come garbatamente suggerito in un testo di presentazione delle spettacolo, “nel corso della storia, fare i conti con la più freudiana e maschile delle insicurezze”.

Attorno alla figura di Alex Marchese, un personaggio carta velina, un pagliaccio (e ben gli si addice, sotto un suo monologo, un brevissimo passaggio musicale proprio de “I pagliacci” di Leoncavallo), due coppie più o meno vittime del life coach. Da un lato Giorgio (Marco Rizzo) vice direttore di una grossa azienda di carta igienica (trovata piacevole e non casuale nel testo), persona repressa col solo obiettivo di diventare direttore dell’azienda, ed Emma (Carla Stara) fredda produttrice televisiva dello show di Alex Marchese, con il quale sogna una relazione appagante che la realizzi. Dall’altro lato Anna (Cecilia Campani) e Marcello (ancora Marco Rizzo): lei, laureata in lettere, impiegata nel center della azienda di carta igienica, sogna, superando difficoltà economiche, una famiglia e un figlio con Marcello, che è uno scrittore alle prime armi in balia di editori a pagamento e che considera la pubblicazione della sua opera come unica possibilità per imboccare la via per il successo. Lei, licenziata senza ragione da Giorgio accetta, contro voglia, di porre in vendita le sue mutandine su siti porno. Corollario alla storia innumerevoli altri episodi minori tra cui anche l’uccisione di una prostituta a forchettate da parte di Giorgio.

Spettacolo gradevole, fresco, nel quale sembra tuttavia, come spesso accade quando autore e regista si sovrappongono, che il testo sia stato scritto in funzione della preventivata e immaginata regia. Forse la riduzione del testo o, meglio ancora, un contingentamento dei tempi più attento gioverebbe alla pièce. Gran parte dello spettacolo è oliata sui tempi veloci della commedia, velocissimi nella scena della cena giapponese in casa di Marchese, una chicca registica, scenografica e di sapiente uso delle luci dell’ottimo Enrico Fiorentino. Felice l’idea di Mariniello, supportato dalla scenografia spartana, ma duttile, di Eleonora Rossi, di far muovere e assemblare cubi grigi a vista dagli attori illuminati some fossero silhouettes o meglio ancora personaggi da teatro delle ombre. Quando i tempi sono questi o quelli più nostalgici e delicati ereditati dal musical, la commedia va, regge e diverte, un po’ meno in alcuni monologhi in cui compare una qual certa volontà di didattica non necessariamente richiesta dal pubblico. Un’altra divertente chicca è il recupero di una vecchissima canzone, “Giorgio del Lago Maggiore”, composta  nel ’58 da Panzeri.

Gli attori all’altezza sicuramente del compito. Sprezzante, irruente e patetico al contempo Beppe  Salmetti, azzeccato equilibrio tra anchorman spocchioso e suadente venditore di padelle per vecchi mercati rionali. Bravo sicuramente Marco Rizzo, nel doppio ruolo, un cambio di giacca a vista, di Giorgio e Marcello, due ritratti tragicomici del predestinato al fallimento ben calibrati. Carla Stara, la produttrice tv, moglie di Giorgio, e con altri ruoli nella girandola di personaggi collaterali  posti con buon incastro dalla regia, brava anche se apparentemente più a suo agio nelle parti più graffianti. Infine Cecilia Campani pregevole nel cammeo della finta giornalista e della finta moglie di Marchesi e soprattutto nella descrizione minuta, a volte anche commovente, di una figura difficile come quella di Anna. Alla fine applausi convinti da un pubblico numeroso.

Adelio Rigamonti

 

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