LA LEGGEREZZA DELL'IDENTITÀ

“La leggerezza dell’identità” – atto unico per trapezista, coro e musica – fu rappresentato il 2 dicembre 2012 nel salone d’ingresso del Palazzo Comunale per l’Anagrafe di via Larga, Milano. Il breve atto unico costituiva una sorta di incipit di un itinerario teatrale alla ricerca di sperse identità.

 L’ itinerario si muoveva attraverso corridoi e stanze del vecchio palazzo. Il pubblico era accompagnato da un piano all’altro, da una stanza all’altra da maestri e allievi jazzisti della Civica Scuola di Musica di Milano.

 I testi degli altri atti unici che formavano il tutto saranno a breve pubblicati su queste pagine.

Sono felice di aver ritrovato l’originale della colonna sonora che accompagnò l’esibizione aerea. La colonna sonora fu realizzata da Luca Sargenti con gli attori del Piccolo Nuovo Teatro di Bastia Umbra.

Nel testo sono contenute citazioni di José Saramago, Charles Sandes Peire, Sabina Guzzanti, Vaclav Havel,Umberto Galimberti, René Magritte

TESTO PREPARATORIO PER LA MESSA IN SCENA DE "LA LEGGEREZZA DELL'IDENTITÀ"

 

Danza aerea accompagnata da testi registrati.  Se la registrazione uscisse alternativamente da più punti sarebbe bello. All'ingresso:

             Sapere dove è l'identità è una domanda senza risposta (José Saramago)

via alla danza brano registrato ogni 1' per un totale di esibizione danza con commenti di 12'

            Vorrei essere in grado di cogliere

            l'identità vera di mia figlia

            quand'ella è quercia grande che protegge,

            quando è giunco flessuoso nello stagno,

            che come una fionda mi scaglia via...

            Vorrei essere in grado di coglierla

            nelle sue ali verdi di libellula

            immersa là nell'acqua della pozza...

            oppure quando è nero calabrone

            che qui punzecchia altrui identità...

segue  dopo pausa con voce stentorea:

            L'identità di un uomo consiste nella coerenza di ciò che fa e di ciò che pensa (Charles         

            Sanders Peirce)

in quelle che indicherò come “pausa” ovviamente continua la danza aera...

Pausa

            Anna Maria ti chiamo, tu bella

            non qui conosco il tuo nome, né chiedo

            non conosco l'Africa se non

            attraverso i tuoi occhi, le parole,

            ma d'altri, tu stai Senefo muta

            a tracciare con le colorate vesti

            ricordi del tuo Mali assetato

            intanto che vendi libri per strada

            amuleto d'incanti, sorridi

            mentre scuci e ricuci forte e fiera

            brandelli lontani d'identità...

Pausa

            La mia identità è in divenire perenne

            mi srotolò nell'acqua che mi ha partorito

            e mi accovaccio nel monte che mi ha allevato

            Non ho identità stabile

            e nessuno ufficio sarà in grado

            di fissarne in un timbro

            la sua mobilità:

            quella di oggi, non più quella di ieri,

            mi pare d'essere un albero

            che tende, allunga stende rami

            con voglie, idee, emozioni

            mutabili anch'esse nel bello e nel brutto,

            la mia identità non ha radici immobili...

Pausa

            Cosa ci rende unici non è né la condizione di nascita... neppure lo stato sociale, né    quello che comunemente si ritiene sia il sapere. L'identità è data dal coraggio di essere   quello che si è e dal rispetto profondo per la propria vita e dal giusto valore che le    diamo. (Sabina Guzzanti)

Pausa

            Elio e Perse generarono Circe.

            Circe la maga avvezza a pascolare cinghiali e porci

            Zeus l'onnipotente, non volle sentir puzze e si unì con Circe e con leì generò Fauno.

            Fauno si unì con Marica e generò Latino, che amò Amata e frutto dell'amore fu   Lavinia che si unì con Enea per far Postumo Silvio e così via, così via fino agli italiani  d'oggi. 

Tra questi c'è ancora chi grufola molesto... Sarà per via dell'atavica identità che  si tira appresso.?...

Pausa

            Il cliché organizza la vita, espropria l'identità delle persone, diventa governante,  avvocato della difesa, giudice e legge (Vaclav Havel)

Pausa

            Uscire dalle mode, dall'impasse

            dall'imbroglio permanente

            da queste feste inutili di vie

            numerosi gli scontri, rari gli incontri

            conservare un briciolo d'identità

            magari leggero e soave come una piuma

            ma incollata perennemente a noi

            senza che nessuna moda ci scompigli

            ci alieni, ci faccia diversi da quello che siamo

            da quello che vogliamo essere....

Pausa breve

            E così, conferendo al nulla un potere semantico che si  irradia a distanza fino a  significare qualsiasi cosa, la moda risolve a buon prezzo problemi di identità che  pongono fine all'angosciante interrogativo: “Chi sono?” (Umberto Galimberti)

Pausa

            Il mondo è così totalmente e meravigliosamente privo di senso che riuscire ad essere   felici non è fortuna: è arte allo stato puro (René Magritte)

Pausa ad libitum finché l'acrobata pone il piede a terra.

Fine