OTTOBRE/TEATRO CARCANO/LA CAMERA AZZURRA/5/5

28.05.2020 16:33

E LA RISPOSTA GIUNSE

Qualche volta riesco a trovare una risposta alla domanda che spesso mi pongo “ma perché mai dovrei, quasi tutte le sere, uscire per vedere teatro e poi scriverne”. Una di queste rare volte mi è capitata l’altra sera al Carcano in occasione della prima nazionale de La camera azzurra tratta dal gran romanzo omonimo di Georges Simenon  in un assai complesso, raffinato e soprattutto alto adattamento drammaturgico di Letizia Russo e per l’ottima regia di Serena Sinigaglia. Benché lo spettacolo visto l’altra sera fosse alla prima rappresentazione assoluta e quindi gli attori potessero sembrare, in alcuni momenti, assai tesi, è opera che si dimostra, in tutta la sua globalità, perfetta e che mi ha convinto in ogni suo particolare.
In unità di luogo, la camera azzurra di un albergotto francese di provincia, in unità di tempo, la durata di un interrogatorio da parte di un giudice che cerca soltanto la verità, in unità d’azione, l’interrogatorio stesso infarcito di flashback che fissano la storia criminale di due amanti amici da vecchissima data, Serena Sinigaglia crea uno spettacolo tosto e visibilmente faticoso per tutti e non solo per gli attori. La scena, appunto una sbilenca camera azzurra in cui tutto è visibilmente rigido dalle pieghe del letto, alle tende, allo strofinaccio, è opera della sempre efficace Maria Spazzi. In questa stanza d’albergo e contemporaneamente aula di tribunale la Sinigaglia pone insieme i due focosi  amanti Tony (Fabio Troiano) e Andrée (Irene Ferri), accusati di aver assassinato diabolicamente i due rispettivi coniugi, Gisele  (Giulia Maulucci) moglie di Tony che osserva e interagisce inquietante, e il giudice (Mattia Fabris) che continua a ricercare la verità. Il testo rivisitato e la regia si preoccupano soprattutto di sondare le passioni, gli istinti, le reazioni più intime dei quattro personaggi, concentrati  – come recita il comunicato stampa – sull’eterna conflittualità tra passione e ordine, dove per ordine va inteso l’integralità della famiglia e in questi rimandi e continui contrasti anche la figura del giudice viene chiamata in gioco citando i suoi difficili rapporti coniugali, che benché naturalmente non contigui alla vicenda dei due amanti, sono un’ulteriore sfaccettatura  dell’indagine senza sosta del profondo umano.
Un lavoro registico decisamente impegnativo, pesante, che ben si guarda dal giudicare esternamente e che ottiene i l risultato di offrire al pubblico uno spettacolo perfetto, magari anche difficile, ma di certo coinvolgente.  A ottenere questo risultato concorre anche l’ottimo disegno luci di Alessandro Verazzi, che oltre a esaltare la bellezza della scenografia della Spazzi è di grande aiuto e stimolo per indagare, non tanto la verità processuale, quanto il profondo dell’animo umano devastato dalle passioni.
La Camera Azzurra | Laila PozzoI quattro attori sul palco gestiscono ruoli quanto mai difficili dove basterebbe davvero assai poco per cadere in una recitazione naturalistica che rischierebbe di ammalorare il tutto.
Un Mattia Fabris puntuale, giudice e complice, con il suo interrogare e interrogare svolge quasi la preziosa funzione maieutica riguardo l’animo umano che è il vero oggetto della pièce. Piace e convince sicuramente la figura inquietante e intricante di Gisele a cui dà vita una splendida Giulia Maulucci. Fabio Troiano dà vita a  un personaggio difficile quasi impossibilitato a compiere scelte e plagiato da un’amante fortemente passionale, erotica e diabolica, interpretata con vigore da Irene Ferri. Applausi per tutti. Spettacolo da non perdere.