02.03.2018 13:33

TEATRO DELLA COOPERATIVA/CAINO ROYALE

Applausi per il Mito rovesciato

 

Lunedì 9 novembre al Teatro della Cooperativa è andato in scena, in prima milanese, “Caino Royale” di Domenico Ferrari, Rita Pelusio, che ha curato anche la regia, Alessandro Pozzetti con la collaborazione di Riccardo Pifferi, interpreti Andrea Bochicchio e Giovanni Longhin, scene e costumi di Barbara Petrecca e Cecilia Sacchi. Luci e sonorizzazioni di Luca De Marinis; spettacolo prodotto da PEM Habitat Teatrali.

A luce in sala si offre alla vista dello spettatore una scena spartana e pulita: due basamenti da statue presumibilmente neoclassiche, null’altro. All’inizio dello spettacolo dal buio della scena emergono due figure immobili sui basamenti: le statue, appunto. Caino (Giovanni Longhin), lancia in mano, proteso sul fratello Abele (Andra Bochicchio) indifeso a terra: il primo omicidio della storia sta per essere compiuto.

Da qui si snocciola uno spettacolo, già assai bene oliato, che rovescia con intelligenza il Mito di Caino e Abele, un mito scritto dagli uomini che avevano bisogno di un alibi per giustificare le loro violenze. Caino non ci sta più nel ruolo che gli uomini gli hanno assegnato per millenni e Abele non riesce a nascondere l’insofferenza, a volte parossistica, per l’esitazione del fratello a compiere il gesto assegnatogli dal Mito.

In uno spettacolo dai tempi velocissimi, che derivano da una sorta di commistione tra clownerie e sketch di buona e, ahimé, un po’ scordata televisione, si annodano e disnodano opposte visioni della vita; un Abele che ha bisogno di essere ucciso per giustificare un’umanità futura fatta, quasi esclusivamente, di competizione e sopraffazione; un Caino quasi sempliciotto e ingenuo che non conosce né l’invidia né la competizione.

Grazie a meccanismi e ingranaggi mossi con sapienza dalla regista Rita Pelusio, già ammirata come brillante attrice in “Comedians”, lo spettacolo procede per passi buffi, a volte irresistibili, (molte le risate e gli applausi convinti a scena aperta) e il dialogo dei due protagonisti del Mito diventa assai gradevole filo rosso su cui si innestano “siparietti” esterni in cui sono ancora più evidenziate le sopraffazioni e le ingiustizie che ogni giorno finiscono sulle prime pagine dei giornali e nelle aperture dei telegiornali. Quasi toccante il siparietto che presenta in modo garbato la grande tragedia dei migranti finiti in fondo al mare. Mentre a sua volta spietato, nonché divertentissimo, il siparietto sui celerini che picchiano per l’ordine; siparietto che è forse il punto più esplicito dell’impegno politico di un testo sempre apertamente schierato che ricorda, ai più anziani, certi spettacoli che hanno fatto da contrappunto alla contestazione studentesca e operaia degli ultimi Anni Sessanta  e primi Settanta.

“Caino Royale”, mi preme sottolinearlo, ha vinto, nell’estate di quest’anno, la IV edizione del premio “I Teatri del sacro” di Lucca. È un segno di grande apertura culturale della giuria premiare uno spettacolo sicuramente del tutto laico e che nel sottofinale, affidando alla preghiera di un sacerdote il compito di tirar conclusione e morale, insinua in maniera delicata ma non velata la non esistenza di dio: “Con i figli non è facile, bisogna esserci, ma senza esserci. E tu in questo sei sempre stato bravissimo”.

“Caino Royale” fresco, coraggioso, spesso spietato e spregiudicato e al contempo esilarante si avvale dell’interpretazione di due giovani attori, Andrea Bochicchio e Giovanni Longhin, veramente in palla e affiatatissimi nonostante un’evidente emozione per il debutto milanese ed è singolare venire a sapere che è il primo spettacolo in cui lavorano assieme, e che è solo alla terza replica! Se pur aiutati da un bel testo e da un’accurata e precisa regia, attentissima ai tempi della comicità, i due attori sono abilissimi nel mutare personaggio, giostrandosi tra cadenze e accenti dialettali, e sono riusciti a strappare risate e applausi a scena aperta a un pubblico numeroso e attento. Insomma una prova d’attore faticosa, un’ora di battute, gestualità precisa, incursioni in divertentissime originali rielaborazioni testuali di vecchi brani musicali, una prova d’attore importante e felicemente superata.

Al termine moltissimi applausi. Si replica fino a domenica 15. Da non perdere.

Adelio Rigamonti

 

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La regista Rita Pelusio perla di "Caino Royale" in occasione della presentazione dello spettacolo al Festival del Sacro nel 2015


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