CANDIDATI IN CONSIGLIO COMUNALE

PER CONTINUARE A STARE DALLA PARTE DEI LAVORATORI

Sono Elena Rossella Lattuada, sposata con un figlio e una figlia, nata a Milano, residente a Milano, amo la città in cui vivo e in cui ho lavorato per grande parte della mia vita. 

Sono stata da sempre -e lo sarò sempre- una sindacalista della CGIL. 

Stare dalla parte delle donne e degli uomini che lavorano, affermare i diritti di chi lavora con la contrattazione, cioè con una azione costante e collettiva di aggregazione e affermazione di diritti, rappresenta ancora oggi la grande modernità di cui abbiamo bisogno.

Ho deciso di candidarmi nella lista Milano Unita per provare, nell’esperienza amministrativa, a portare la voce del lavoro, di tutto il lavoro che nella nostra città è tanto, ma a volte è anche invisibile, sottopagato è svalutato se non addirittura gratuito, è non-lavoro.

Nel suo programma Milano Unita parla di lavoro buono: queste due semplici parole, che possono apparire addirittura banali, racchiudono un “mondo di lavoro da fare”.

Cosa significa lavoro buono nel settore culturale di questa città?

Questo è un settore contraddistinto da tanti sottoinsiemi: attori e le attrici, scrittori e scrittrici, musicisti e musiciste, registi e registe, che hanno attorno a loro tantissime figure tecniche che operano dietro le quinte e che sono indispensabili per la produzione dello spettacoli.

E ancora uomini e donne di cultura che operano nei musei e nelle pinacoteche, free lance che operano a vario titolo nei settori culturali della città, e la lista potrebbe continuare a lungo.

Dar voce, raccogliere, raccontare le storie individuali e collettive di uomini e donne di cultura, costruire con loro non solo una narrazione ma anche un fare per cambiare lo stato delle cose, dare valore alla cultura in città e nel paese valorizzando prima di tutto chi la fa e la esercita, è l’obiettivo ambizioso. 

Per farlo abbiamo bisogno di opinioni, pareri, confronto. Per avere le idee giuste abbiamo bisogno di tutti e tutte.

Elena Rossella Lattuada

PROGRAMMA TAVOLO CULTURA SPETTACOLO

 

La cultura è elemento indispensabile per lo sviluppo delle società, della coscienza civica, politica e democratica della persona e va considerata un bene comune e per questo, deve essere accessibile a tutti, come importante strumento di emancipazione.

Il termine cultura racchiude molte attività e soprattutto molti patrimoni da quelli immateriali/ intellettuali/creativi (tutte la diversissime e variegate espressioni artistiche) a quelli materiali (musei, biblioteche, archivi, monumenti, siti ecc.).

Premettendo che il comparto della produzione culturale soffre generalmente di una scarsa attenzione istituzionale  e di conseguenza non vengono riconosciute le sue potenzialità di generare lavoro e nuove economie che potrebbero contribuire in modo significativo al sistema-Paese.

È necessario porre proprio la Cultura al centro del Sistema Milano. Pensiamo a Milano come laboratorio culturale, crocevia delle nuove proposte e città che valorizzi appieno il patrimonio già consolidato e quanto si sta configurando.

È necessario che accanto alle grandi collaudate occasioni (*week, *city), che si sono rivelate utili per una fruizione vasta, attirando un largo pubblico altrimenti lontano da eventi culturali, vi sia anche un consolidamento degli eventi culturali sui territori.

È necessario  costruire  una visione complessiva culturale,  agendo in rapporto con i territori, per incidere proficuamente dove il degrado  sociale ed  economico ha bisogno di attenzione e cura.

È necessario che l’amministrazione comunale solleciti il governo a favorire nel comparto culturale assunzioni stabili e protette dagli ammortizzatori sociali per evitare la grave crisi economica soprattutto del mondo dello spettacolo danneggiato dal periodo pandemico.

È necessario che la Pubblica Amministrazione si faccia regia di un progetto integrato interdisciplinare orientato alla creazione di nuove comunità artistiche, agevolandone la fruizione da parte di tutti i cittadini. 

È necessario che L'Amministrazione debba farsi parte attiva facendo propria l'esigenza prioritaria del comparto: creare le condizioni per consentire agli artisti di esprimersi e di lavorare. La richiesta di spazi è fondamentale, così come la facilitazione di percorsi tortuosi burocratici e normativi che spesso sono ostacolo per la realizzazione di proposte culturali innovative.

È necessario che l’Amministrazione crei in collaborazione con gli istituti bancari della città un fondo di garanzia per l'accesso al credito di istituzioni e associazioni culturali.

Compito della sinistra, è di ascoltare e seguire quanto di innovativo si va muovendo in Europa e nel mondo, ponendo come priorità il ricambio generazionale, e indicando le strategie perché ciò avvenga.

 

 

PER CONTINUARE A SOGNARE E COMBATTERE

Cari tutti, agli inizi del prossimo mese di ottobre si terranno a Milano, e in altri assai importanti capoluoghi di regione, le elezioni amministrative. Tra i candidati a Palazzo Marino ci sarò anch’io e ho scelto di farlo per Milano Unita – La Sinistra per Sala perché mi riconosco in tutti i valori espressi nel Manifesto fondativo della lista e in quelli contenuti nel programma emerso dal lavoro dei Tavoli tematici: io ho cercato di dare un contribu

 

to costruttivo al Tavolo della Cultura e dello Spettacolo. Ho scelto di candidarmi in Milano Unita anche e soprattutto perché è l’unica lista della coalizione per Beppe Sala che dichiara esplicitamente anche nel simbolo di essere di Sinistra.

La passione per la Sinistra è sempre stata la chiave di interpretazione della mia vita politica, lavorativa e soprattutto della mia attività culturale.

Ho cominciato a interessarmi di politica quasi per caso, ero un ragazzino quando, per un’iniziativa turistico-commerciale, giunse a Milano il garrotista Iribarne, ministro del fascistissimo Franco. Mi trovai nel mezzo di fumogeni e sampietrini. Come inizio non fu male, in tutto quel rosso di bandiere del PCI e della CGIL: centinaia di compagni si opponevano ai poliziotti che difendevano il regime franchista. Da allora il rosso mi ha accompagnato sin qui per scelta e per passione. Un rosso che ha accompagnato tutta la mia attività culturale.

Accanto alla passione per la Sinistra ho da sempre coltivato un grande amore per la mia città e lo ho testimoniato scrivendo testi per sceneggiati in lingua milanese (Radio Rai – Gazzettino Padano) e ancora in milanese continuo a scrivere poesie. A unire passione politica e lavoro culturale ha contribuito l’aver sceneggiato il lungometraggio “Il vangelo secondo Precario” per la regia di Obino.

In questi tempi di pandemia che hanno penalizzato molto lo spettacolo dal vivo e la cultura in genere non posso non citare la mia attività di commediografo (“Un cammello per Mumbay” per le giornate contro le violenze di genere o “La leggerezza dell’identità” presentato negli uffici comunali di via Larga) e neppure quella di ideatore e regista di grandi eventi come nel 2012, in occasione della giornata mondiale dei musei a cielo aperto al Monumentale. Ho lasciato ovviamente per ultima la mia grande passione: la poesia. Ho all’attivo volumi di poesia apprezzati dalla critica (hanno scritto di me su Il Corriere della sera, La Repubblica, la Stampa) e presenze anche in antologie scolastiche. Come candidato poeta vorrei esaudire il sogno di far rinascere Milano Poesia voluto tanti anni fa da Giovanni Raboni e Antonio Porta, portando la mia esperienza di organizzatore di numerose rassegne di poesia nelle feste de L’Unità ospitando fra gli altri Raboni, Valduga, Cucchi, Lamarque e Merini.

Cultura e politica sono sempre state concatenate nella mia vita ed è per questo che mi candido  in Milano Unita, perché desidero che quel sogno-speranza di una Milano più inclusiva e accogliente, che combatta ogni forma di  degrado sociale, etico e culturale, coccolato e avviato con l’elezione a sindaco di Giuliano Pisapia e proseguito con Beppe Sala, sia mantenuto in vita e reso ancora più concreto, ora che la lunga sofferenza imposta dalla pandemia ha di molto cambiato la nostra città. Ma oltre a riprenderci dai danni del Covid 19, ritengo urgente e necessario reagire al sempre più dilagante risorgere di movimenti che si rifanno a idee razziste e fasciste. Anche per questo ho deciso di continuare a sognare e combattere nelle file di Milano Unita – La sinistra per Sala.

Adelio Rigamonti

 

 

IUS SOLI: CHI NE HA TIMORE HA GIA' PERSO

Lo Ius Soli è una battaglia di civiltà e bene hanno fatto le forze di centro sinistra (PD, Sinistra Italiana, Articolo 1) a rilanciare il tema e a prendersi l’impegno di discuterne in Parlamento alla ripresa dei lavori.È una battaglia di civiltà aprire un grande dibattito, anche in occasione della campagna elettorale per le amministrative, sui diritti di cittadine e cittadini che, pur contribuendo in modo significativo - lavoro, contributi, tasse - alla vita economica del Paese, non godono degli stessi diritti politici e sociali.È una battaglia di civiltà perché significa far sentire a casa uomini e donne che qui sono nati e cresciuti, e incarnano e raccontano meglio di chiunque altro il cambiamento della nostra società.Sono la fotografia di un presente innegabile e di un futuro imprescindibile.

Chi ne ha timore ha già perso.

Elena Lattuada

Di questi tempi si discute anche su lo ius culturae. Si tratta di un istituto giuridico che permette la possibilità di ottenere la cittadinanza ad un minore straniero, nato in un Paese o arrivato entro una certa età, a patto che abbia frequentato regolarmente almeno uno (o più) cicli di studio o dei percorsi di istruzione e formazione professionale. Lo “ius culturae” non si deve confondere con lo “ius soli”. Nel primo caso, la cittadinanza si ottiene a patto che venga completato un percorso di formazione, mentre nel secondo caso la cittadinanza viene concessa per il solo fatto di essere nato sul territorio italiano, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori.  Se a livello teorico la differenza tra ius culturae, ius soli e ius sanguinis è evidente, nella pratica delle proposte di legge tutto diventa più sfumato. È il caso, ad esempio, della citata proposta di Renata Polverini, che, a guardarla da vicino, sembra più un caso di ius soli temperato piuttosto che di cittadinanza “per cultura”.

Detta in parole povere mi pare che il proporrre lo ius culturae sia solo un tentativo di dilazionare la discussione concreta su lo ius soli.

Chi ne ha timore ha già perso.

Adelio Rigamonti